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17/12/2015
Bail-in. Le nuove regole per la gestione delle crisi bancarie

Dal primo gennaio 2016 entreranno in vigore nuove regole europee sulla gestione delle crisi bancarie. La nuova normativa denominata BAIL-IN (salvataggio interno) prevede che i costi dell’eventuale salvataggio di una banca in crisi non debbano ricadere “a pioggia” su tutti i contribuenti sotto forma di aiuti di Stato, bensì, almeno in parte, sugli azionisti e sui risparmiatori che hanno investito nella banca stessa. Il meccanismo di salvataggio prevede una gerarchia ben precisa secondo il principio per cui chi ha scelto una forma di investimento più rischiosa sarà chiamato a sostenere l’onere della perdita prima degli altri risparmiatori.

Si inizia dagli azionisti a cui l’Autorità di risoluzione delle crisi bancarie, o per le banche minori direttamente Banca d’Italia, potrà decidere di ridurre, o addirittura azzerare, il valore delle azioni. Se ciò non dovesse bastare a coprire il dissesto della banca, verranno coinvolti i detentori di titoli subordinati per poi passare agli obbligazionisti c.d. senior. Nel caso in cui queste misure non dovessero essere ancora sufficienti a salvare la banca in default, nei limiti dell’intervento obbligatoriamente previsto a carico degli investitori privati, ne risponderanno i depositanti ma solo per gli importi eccedenti i 100.000 euro per ogni correntista.

Questa normativa implica che, sempre di più, il risparmiatore dovrà ponderare attentamente le proprie scelte di investimento valutando innanzitutto la solidità patrimoniale della banca prima di decidere dove allocare i propri risparmi. L’indicatore fondamentale per valutare la solidità di una banca è il CET ONE ratio che esprime il rapporto percentuale fra il patrimonio della banca e l’insieme delle attività della banca stessa, come ad esempio i prestiti che la banca eroga, ponderate per la relativa rischiosità. Più questo valore è alto più la banca è patrimonialmente solida. I regolamenti europei hanno fissato un requisito prudenziale del 10,5%.

La BCC di Cittanova presenta una significativa crescita del patrimonio che è passato dai 40,5 milioni del 2010 ai 42,9 milioni rilevati al 31/12/2014. La combinazione tra la progressione del patrimonio e i dei volumi dell’attivo ponderati per il rischio ha giocato positivamente sul CET ONE ratio che è passato dall’32,31% del 2010 all’attuale 36,75%, ponendo in questo modo la BCC di Cittanova nettamente al di sopra dei requisiti fissati dalla normativa europea (attualmente pari a 10,5%).
Allo stesso modo la BCC di Cittanova non ha mai emesso titoli subordinati rivolti alla clientela retail.

Per ulteriori info clicca qui.

 Arriva la guida ABI-Consumatori sul bail-in

 

piedino
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